Social network e identità digitale: quanto siamo davvero noi online?
Abbiamo “𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘶𝘯 𝘨𝘪𝘳𝘰” online e vogliamo parlarvi di questa incredibile esperienza, ovvero della navigazione attraverso YouTube, Instagram, Twitter, Pinterest, forum, chat, siti vari (abbiamo omesso la citazione di Tumblr e di Tik Tok).
Il mondo dei social, si sa, è vasto, quindi sicuramente ne abbiamo saltato qualcuno che ha già spopolato – ma di cui non siamo a conoscenza – o che sta per nascere.
Dunque: 𝗶𝗹 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹, 𝗲̀ 𝗼𝘃𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲.
“𝘚𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘦𝘪 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭, 𝘴𝘦𝘪 𝘰𝘶𝘵”
Questa, è la massima di base.
Il mondo corre su binari superveloci: un ragazzino di 11 anni è in grado di sorprendere gli adulti con le sue “magie social”, tanto che in confronto ad alcune leggi di marketing potremmo restare davvero a bocca aperta.
𝗜𝗹 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹, 𝗮𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗮𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼.
“𝘚𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘦𝘪 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭, 𝘴𝘦𝘪 𝘰𝘶𝘵”
Così, abbiamo iniziato ad esserlo anche noi.
Da strumento di connessione e comunicazione con gli altri, il social assume forme sempre più importanti.
Tanto che il futuro – dicono – sarà inevitabilmente “social borghese” (è difficile essere social senza un tetto sopra la testa, il pubblico e le atrocità non vanno molto d’accordo).
Esistono pagine Instagram dedicate alla vendita, alla poesia, alla letteratura, alla fotografia, al ricordo di momenti: 𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲 𝗴𝗲𝗼𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗲́ 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶, 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮 𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗲́ 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶, 𝗲𝘀𝘁𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗲́ 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶, 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗲́ 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶.
Sui social si può fare tutto, essere tutto, dire tutto.
Così, ci siamo divertiti a creare profili fake, facendo informazione e distruggendo informazione, per vedere cosa succedeva.
Abbiamo cercato di capire il funzionamento di certi ambienti, perché “𝘚𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘦𝘪 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭, 𝘴𝘦𝘪 𝘰𝘶𝘵”.
Abbiamo visto le fotografie di famiglia di 𝗖𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮 𝗙𝗲𝗿𝗿𝗮𝗴𝗻𝗶, i fumetti di 𝗠𝗿 𝗠𝗼𝗼𝗻, gli spezzoni di cuore di 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗻𝗮 𝗕, i tormentati stati d’animo di migliaia (e milioni) di loro follower, che con una poesia, una dedica, una foto, imprimono per sempre 𝘂𝗻 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶𝗺𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗼 nell’etere, tanto che abbiamo deciso di lanciare qualche pezzo di “noi” nello spazio, così da immortalarlo “𝟦𝘦𝘷𝘦𝘳” (i social hanno anche la funzione di renderci immortali). 
Ci siamo soffermati sul profilo di 𝗚𝗮𝗲𝘁𝗮𝗻𝗼𝗻𝟳𝟭 – “eroe mascherato” del web, commuovendoci con i suoi video pieni di musica e pensieri – cose per cuori empatici e rivoluzionari.
Abbiamo annuito con le foto di 𝗠𝘂𝗿𝗶 𝗣𝘂𝗹𝗶𝘁𝗶 𝗣𝗼𝗽𝗼𝗹𝗶 𝗠𝘂𝘁𝗶 e sognato con le dediche romantiche di 𝗔𝗹𝗶𝗯𝗲𝗹.
Poi, ci siamo fermati.
Perché 𝘴𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘦𝘪 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭, 𝘴𝘦𝘪 𝘰𝘶𝘵.
Ovvero: di quello che abbiamo letto e visto ci è rimasto davvero poco. Possiamo dire che ci è rimasto, ma è un qualcosa che potremmo definire “𝘀𝗰𝗶𝘃𝗼𝗹𝗼𝘀𝗼”.
Ci siamo chiesti: 𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘦 𝘪𝘭 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭?
𝘌… 𝘪𝘭 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭, 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘦?
Noi pensiamo che sia utile e in alcuni casi necessario.
Vi spieghiamo perché: mentre osservavamo il variopinto album di Chiara Ferragni non potevamo fare a meno di riflettere sulla veridicità o meno di ciò che si sente in giro su di lei.
Vederla così, bella, bionda, nel pieno successo mediatico, famosa, magra da far invidia, ci ha fatto sorridere.
𝗖𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮 𝗙𝗲𝗿𝗿𝗮𝗴𝗻𝗶 𝗲̀ 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗲.
Le sue foto, il suo condividere, ci hanno fatto toccare ciò che lei rappresenta: leggerezza.
Ovviamente, la nostra è un’interpretazione, dato che qualcuno potrebbe prendere Chiara Ferragni a modello e sentirsi inadeguato rispetto a lei, evitando così di chiedersi da dove è partita e come ci è arrivata – nulla togliendo al suo impagabile charme di business woman (più sotto alcuni video “social” sull’argomento).
Alcuni infatti potrebbero ricavare non leggerezza dal suo profilo, ma delusione.
Così, mentre condividevamo i vari moderni pettegolezzi sulla bella Chiara, al contempo ci commuovevamo con i video di 𝗚𝗮𝗲𝘁𝗮𝗻𝗼𝗻𝟳𝟭 (in arte “Principe di Machiavelli”), toccando un po’ con mano ciò che lui trasmette: profondità, generosità, calore.
𝗚𝗮𝗲𝘁𝗮𝗻𝗼𝗻𝟳𝟭 𝗲̀ 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗲.
E così tutti gli altri.
Potremmo continuare per le decine di account esistenti su Instagram, anche se la popolarità su questo social non si regala (come nemmeno negli altri).
I “veri famosi” (i personaggi più celebri) hanno un popolo di seguaci reale.
Poi, ci sono i “famosi su Instagram”.
Il loro obiettivo è quello di ottenere più like possibili: l’aumento follower è essenziale.
Lì, il dramma.
𝗔𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗳𝗼𝗹𝗹𝗼𝘄𝗲𝗿 𝘀𝘂 𝗜𝗻𝘀𝘁𝗮𝗴𝗿𝗮𝗺 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼.
Le persone, per recuperare follower, passano il loro tempo nel cosiddetto “scambio di like” – una specie di baratto contemporaneo – e fanno del loro pollice la loro arma a doppio taglio.
𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮, 𝗶 𝗳𝗼𝗹𝗹𝗼𝘄𝗲𝗿 𝘀𝗶.
Qualcuno, ovviamente, 𝘤𝘦 𝘭𝘢 𝘧𝘢: alcuni pubblicano un libro, altri vengono notati, qualcuno – su milioni – vende qualcosa a qualcun altro, altri ancora vengono citati in altre pagine e ottengono così più follower, pochi altri hanno la soddisfazione di avere uno scambio culturale di un qualche livello che inizia con un emoticon, un complimento, un commento di qualsiasi tipo.
𝗜 𝗹𝗶𝗸𝗲 𝗽𝗶𝗼𝘃𝗼𝗻𝗼, 𝗶 𝗳𝗼𝗹𝗹𝗼𝘄𝗲𝗿 𝗶𝗺𝗽𝗮𝘇𝘇𝗮𝗻𝗼. 
Il mondo esplode: i social hanno un prodotto nuovo ogni 10 secondi, una storia da raccontare ogni 2 battiti.
𝗜 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼 𝗶𝗻𝗳𝗶𝗻𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝘀𝗳𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮.
Eppure, qualcosa stona.
Quel libro è di qualcun altro.
Se è vero che la leggerezza di Chiara Ferragni ci è utile, se è vero che alcune battute ci strappano un sorriso, se è vero che le intimità di 𝗠𝗮𝗹𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝗶𝗲 𝗜𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗶 ci danno spunti per riflettere, quanto è “davvero vero” tutto questo?!
Sembra davvero un’enigma.
Il tempo per scattare una foto, impaginarla, renderla migliore attraverso i filtri, fare ciò che è possibile per pubblicizzare al meglio noi stessi, nella speranza di essere visti e ricordati, o anche solo nella volontà di esprimersi, ritrae davvero il nostro “noi” 
Si sente parlare di “specchio” e di immagine di sè.
Ciò che proiettiamo di noi, è davvero “noi”, una parte di noi, siamo noi o è ciò che vogliamo far credere di noi?
𝗡𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼 𝗹𝗼 𝘀𝗮, 𝗺𝗮 𝗲̀ 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼.
Alla fine, qualsiasi cosa siano, tutte queste “immagini” o “espressioni” hanno dato il loro contribuito, anche se a 800 km di distanza, anche se dall’altra parte del mondo.
Eppure, nella realtà quotidiana, il sapore che lasciano questi frammenti personali hanno un retrogusto quasi sapido.
Chiara Ferragni rimane un ologramma, così come Alibel.
𝘉𝘦𝘭𝘭𝘪, 𝘣𝘦𝘭𝘭𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘪, 𝘮𝘢 𝘰𝘭𝘰𝘨𝘳𝘢𝘮𝘮𝘪.
𝐋𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐟𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐞 𝗣𝗶𝗲𝗿𝗿𝗲 𝐁𝐨𝐮𝐠𝐮𝐞𝐫 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐯𝐚 𝐜𝐡𝐞 “𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐜𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚 𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐚 𝐨𝐬𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚”.
Non vogliamo dilungarci troppo a scomodare il tentativo di definizione di ciò che appare tra la luce e tra le ombre, ovvero tra un Alibel proiettato e un Alibel reale.
Proprio perché Alibel è solo un’ immagine, lì rimane tale, assolvendo così alla sua funzione di ciò che fa un’ immagine: la si ammira, la si guarda, da lì si può prendere ispirazione.
Ecco quindi l’utilità sociale e la bellezza di ciò che possiamo definire “𝘀𝗽𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼”, un qualcosa che differisce molto dal calore della pelle, dalla consistenza dei capelli, dall’affetto di tutto ciò che trasmettono i sensi di cui siamo dotati oltre a quel che 𝘃𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼: 𝘶𝘥𝘪𝘵𝘰, 𝘵𝘢𝘵𝘵𝘰, 𝘨𝘶𝘴𝘵𝘰, 𝘰𝘭𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰.
La sola vista, a volte è ingannevole, anche se sa essere quanto meno utile e per alcune professioni senza dubbio necessaria.
Pensiamo, semplicemente, che le immagini non salvino il mondo, ma che siano davvero importanti 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘣𝘦𝘭𝘭𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰.
Nella loro funzione sono utili e possiamo servircene.
Per tutto il resto, c’è la vita reale – non social – nella quale questo dirigibile fatto di comunicazione occupa il giusto spazio e si colloca tra tutto ciò che è effimero e non tangibile.
N.B.: nessun account su citato è apparso in questo articolo su invito per scambio like né per scambio pubblicitario alcuno.