“Mantieni il bacio” di Michele Bravi: trauma, amore e cura emotiva
Ci sono tante canzoni che colpiscono il cuore e l’anima: tante canzoni, tante poesie, tante forme d’arte che esprimono le parti di noi che necessitano di aria e di vita, parti che a volte hanno bisogno di essere 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗲, 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗲, 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝘁𝗲.
Tra tutte queste forme di espressione, negli ultimi giorni siamo stati stregati dal nuovo singolo di Michele Bravi “𝗠𝗮𝗻𝘁𝗶𝗲𝗻𝗶 𝗶𝗹 𝗯𝗮𝗰𝗶𝗼”, uscito a fine gennaio e scritto in collaborazione – tra altre grandi firme – con Massimo Recalcati, noto psicoterapeuta.
Ciò che ci colpisce maggiormente è l’origine di questa canzone e così dell’ album che la contiene: “La geografia del buio”.
Come l’artista ha dichiarato in una recente intervista, l’album vuole esprimere ed elaborare la traversata che Michele ha fatto nel tunnel del dolore tramite vari strumenti, dalla psicoterapia all’EMDR, all’incontro con una persona che l’ha compreso e accolto.
Il cantante parla di stati dissociativi, allucinatori, depressione, a seguito dell’incidente di cui è stato protagonista e in cui una persona ha perso la vita.
Quello che notiamo è che l’artista parla del suo dolore e di ciò che ha fatto per ripararlo, e lo fa con 𝘀𝗮𝗴𝗴𝗲𝘇𝘇𝗮, 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀, riuscendo a portare sullo schermo il coraggio nel mostrare un Michele 𝗳𝗼𝗿𝘁𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲̀ 𝗳𝗿𝗮𝗴𝗶𝗹𝗲, sollecitando così la solidarietà di chi ascolta il suo racconto di 𝗲𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗿𝗮𝘂𝗺𝗮.
Pensiamo che tutto ciò sia semplicemente ammirevole: il viso di Michele e la sua giovane età portano al grande pubblico l’autenticità dello stato d’animo del dolore, uscendo dallo schema conosciuto ai più che, discriminando parole come “follia” e “pazzia” – non conoscendone le origini – ne sono spaventati e le allontanano. In realtà, quelle stesse parole, sono sinonimi di un 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝘂𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗲𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼, di cui Michele parla a viso aperto, così come il percorso che ha fatto per “orientarsi nel buio”. Difatti, ciò che conosciamo come “follia” o “pazzia” (parole che nell’immaginario comune spaventano e allontanano), derivano da un evento traumatico o da un assembramento di eventi traumatici – e non da un difetto insito 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 persona.
Noi, ascoltando Michele, pensiamo che ciò che lui chiama “oscurità” – l’entrata nel dolore che ti coglie e ti investe all’improvviso – sia una delle occasioni per rivelare a noi stessi chi siamo e che 𝗿𝗶𝘀𝗼𝗿𝘀𝗲 usiamo per affrontarlo, il che ci allontana dall’idea di essere invincibili e super-umani.
In questo caso è proprio il giovane artista a farci vedere, attraverso il video musicale, come ha affrontato il suo “buio”: con l’amore.
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𝗡𝗲𝗹 𝘃𝗶𝗱𝗲𝗼 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗶𝗼𝗻𝗼 𝗱𝘂𝗲 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗶, 𝘀𝗶𝗺𝗶𝗹𝗶 𝗲 𝗼𝗽𝗽𝗼𝘀𝘁𝗶, 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗹’𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝗮𝗿𝗲𝘇𝘇𝗲, 𝗯𝗮𝗰𝗶 𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶. 𝗟𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝗴𝗲𝗻𝘁𝗶𝗹𝗲, 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗲 𝘀𝗼𝗿𝗿𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗽𝗶𝗼, 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗳𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗲 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲: 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲, quello stesso dolore si trasforma 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝘀𝗲̀. 𝗥𝗲𝗰𝗮𝗹𝗰𝗮𝘁𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗱𝗶 “𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗮𝗹 𝗗𝘂𝗲” quando riusciamo a vedere 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗮 𝗻𝗼𝗶, 𝗮𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗶, 𝗳𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼. 𝗘’ 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘃𝗲𝗱𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹'”𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼” – sempre noi – dissociandoci dall’intero dell’Uno, ovvero dell’Io, 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝘂𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 “𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗼”, 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗜𝗼 𝗰𝘂𝗿𝗲 𝗲 𝗮𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗼.
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Nel nostro studio il video è rimasto in loop per diversi giorni, e lo è tutt’ora. Crediamo che “La cura” che Franco Battiato ha portato in tutte le nostre case ben rappresenti questo concetto di “𝑝𝑟𝑜𝑡𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑖𝑝𝑜𝑐𝑜𝑛𝑑𝑟𝑖𝑒, 𝑑𝑎𝑖 𝑡𝑢𝑟𝑏𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝘩𝑒 𝑑𝑎 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑒𝑟𝑎𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑎 𝑣𝑖𝑎, 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑖𝑛𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑖𝑧𝑖𝑒 𝑒 𝑑𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑖𝑛𝑔𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜, 𝑑𝑎𝑖 𝑓𝑎𝑙𝑙𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝘩𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑢𝑎 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑛𝑜𝑟𝑚𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑟𝑒𝑟𝑎𝑖”.
Se è vero che ognuno di noi può “darsi cura” e “prendersi cura” di quell’Io che da Uno diventa Due, per portare a sé stesso amore e affetto, è vero anche che 𝗹𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗮𝘃𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗺𝗶𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼, 𝗻𝗲𝗹 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗺𝗶𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗽𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗮𝗹 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗮.
Continuando a citare dei grandi cantautori, ci è venuta in mente Carmen Consoli, che con la sua profondità ammette che “𝗮𝗱 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗿𝗶𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲”: per un animo sensibile la contropartita è altrettanta sensibilità nel sentire il dolore e l’utilizzo di altrettanto affetto per ripararlo, verso di sé e quindi verso la relazione con l’altro.
𝘕𝘦𝘭𝘭’𝘰𝘴𝘤𝘶𝘳𝘪𝘵𝘢̀, 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘶𝘤𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘰,
𝘯𝘦𝘭 𝘴𝘪𝘭𝘦𝘯𝘻𝘪𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘧𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘳𝘦 𝘱𝘪𝘰𝘷𝘦 𝘢 𝘥𝘪𝘳𝘰𝘵𝘵𝘰.
𝘚𝘶𝘭 𝘭𝘪𝘷𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘢𝘳𝘦, 𝘴𝘰𝘱𝘳𝘢 𝘪𝘭 𝘵𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰
𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘭𝘶𝘤𝘦 𝘥𝘪𝘴𝘵𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘰 𝘥𝘪𝘴𝘵𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘶𝘯 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘰.
𝘌 𝘤𝘰𝘴𝘪̀ 𝘢𝘭𝘭’𝘪𝘯𝘧𝘪𝘯𝘪𝘵𝘰, 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘦𝘯𝘥𝘰𝘯𝘦 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘰,
𝘮𝘢𝘯𝘵𝘪𝘦𝘯𝘪 𝘪𝘭 𝘣𝘢𝘤𝘪𝘰 𝘰𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘭’𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰
𝘧𝘢𝘯𝘯𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘦𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰,
𝘯𝘰𝘯 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘳𝘯𝘦 𝘤𝘢𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘧𝘳𝘢𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰,
𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘱𝘰𝘭𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘶𝘭 𝘱𝘢𝘷𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰.
𝘕𝘰𝘯 𝘴𝘵𝘢𝘤𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘦 𝘭𝘢𝘣𝘣𝘳𝘢 𝘯𝘦𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘰
𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘧𝘢𝘳𝘵𝘪 𝘥𝘪𝘴𝘵𝘳𝘢𝘳𝘳𝘦 𝘥𝘢𝘭 𝘳𝘶𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘧𝘰𝘯𝘥𝘰
𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘦, 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘦̀ 𝘭’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘪 𝘴𝘢𝘭𝘷𝘢
𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘦𝘳𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰.
𝘌 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘪𝘭 𝘤𝘶𝘰𝘳𝘦 𝘦 𝘪𝘭 𝘮𝘢𝘭𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦 𝘱𝘪𝘶̀
𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘤’𝘦̀ 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘥𝘰𝘭𝘰𝘳𝘦, 𝘴𝘰𝘭𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘪𝘰, 𝘴𝘰𝘭𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘵𝘶.
𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘪𝘭𝘦𝘯𝘻𝘪𝘰 𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘮𝘪𝘭𝘭𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘦
𝘦𝘥 𝘪𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘳𝘦𝘪 𝘲𝘶𝘪 𝘢𝘥 𝘢𝘴𝘤𝘰𝘭𝘵𝘢𝘳𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘰𝘳𝘦
𝘱𝘦𝘳 𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘰 𝘶𝘯 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘰
𝘦 𝘴𝘦 𝘵𝘶 𝘮𝘪 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘪 𝘮𝘦 𝘯𝘦 𝘳𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘰
𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘦, 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘦̀ 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘭’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘪 𝘴𝘢𝘭𝘷𝘢
𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘦𝘳𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰.
𝘗𝘳𝘰𝘵𝘦𝘨𝘨𝘪𝘭𝘰 𝘧𝘪𝘯𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘳𝘢𝘥𝘪𝘤𝘪
𝘥𝘢𝘪 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘪 𝘪𝘯𝘥𝘦𝘤𝘪𝘴𝘪 𝘦 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰𝘳𝘢𝘭𝘪 𝘪𝘮𝘱𝘳𝘰𝘷𝘷𝘪𝘴𝘪
𝘥𝘢𝘪 𝘮𝘰𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘤𝘳𝘪𝘴𝘪 𝘦 𝘭𝘦 𝘣𝘢𝘵𝘵𝘶𝘵𝘦 𝘪𝘯𝘧𝘦𝘭𝘪𝘤𝘪
𝘥𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪 𝘧𝘪𝘯𝘨𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘮𝘪𝘤𝘪
𝘥𝘢𝘭𝘭’𝘪𝘯𝘷𝘪𝘥𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪, 𝘥𝘢𝘪 𝘨𝘪𝘶𝘥𝘪𝘻𝘪 𝘪𝘨𝘯𝘰𝘳𝘢𝘯𝘵𝘪
𝘥𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘤𝘩𝘦𝘨𝘨𝘦 𝘪𝘮𝘱𝘢𝘻𝘻𝘪𝘵𝘦
𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘳𝘳𝘪𝘷𝘢𝘯𝘰 𝘥𝘢 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘦 𝘭𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘪.
𝘔𝘢𝘯𝘵𝘪𝘦𝘯𝘪 𝘪𝘭 𝘣𝘢𝘤𝘪𝘰 𝘰𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘭’𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰
𝘧𝘢𝘯𝘯𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘦𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰,
𝘯𝘰𝘯 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘳𝘯𝘦 𝘤𝘢𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘧𝘳𝘢𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰
𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘱𝘰𝘭𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘶𝘭 𝘱𝘢𝘷𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰.
𝘕𝘰𝘯 𝘴𝘵𝘢𝘤𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘦 𝘭𝘢𝘣𝘣𝘳𝘢 𝘯𝘦𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘰
𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘧𝘢𝘳𝘵𝘪 𝘥𝘪𝘴𝘵𝘳𝘢𝘳𝘳𝘦 𝘥𝘢𝘭 𝘳𝘶𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘧𝘰𝘯𝘥𝘰
𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘦, 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘦̀ 𝘭’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘪 𝘴𝘢𝘭𝘷𝘢
𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘦𝘳𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰.