Overthinking: quando i pensieri diventano una gabbia

“𝘐𝘧 𝘺𝘰𝘶’𝘳𝘦 𝘨𝘰𝘪𝘯𝘨 𝘵𝘩𝘳𝘰𝘶𝘨𝘩 𝘩𝘦𝘭𝘭, 𝘬𝘦𝘦𝘱 𝘨𝘰𝘪𝘯𝘨.”

  • Winston Churchill

Esiste un momento molto preciso in cui il pensiero smette di esserci utile.

È il momento in cui non stiamo più cercando risposte… ma stiamo tentando di controllare la paura.

È lì che nasce l’overthinking.

Pensare troppo non significa essere profondi, intelligenti o particolarmente sensibili.
Spesso significa essere stanchi.
Stanchi di prevedere.
Stanchi di immaginare scenari.
Stanchi di voler evitare il dolore prima ancora che arrivi.

L’overthinking è quella stanza mentale dove continuiamo ad aprire la stessa porta sperando che dietro ci sia finalmente una soluzione diversa.

E invece troviamo sempre noi stessi.

Con le stesse paure.
Le stesse domande.
Gli stessi “e se?”.

OVERTHINKING: COSA SIGNIFICA DAVVERO?

La parola overthinking significa letteralmente “pensare troppo”.

Ma chi vive questa esperienza sa che non si tratta semplicemente di riflettere.

Si tratta di non riuscire a spegnere il rumore.

La mente continua a lavorare:

  • analizza
  • prevede
  • ricostruisce
  • anticipa
  • interpreta

… fino a creare un vero affaticamento emotivo.

Non è raro che l’overthinking sia collegato all’ansia, perché il pensiero eccessivo nasce spesso dal bisogno di controllare ciò che ci fa paura.

Per questo motivo, il pensiero compulsivo può trasformarsi in:

  • insonnia
  • tachicardia
  • tensione corporea
  • irritabilità
  • difficoltà relazionali
  • paura del giudizio

Ed è qui che il pensiero smette di proteggerci e comincia a consumarci.

IL BISOGNO DI CONTROLLO

Nel film “Inside Out”, il personaggio di Ansia appare continuamente impegnato a prevedere tutto ciò che potrebbe andare storto.

È interessante perché il suo obiettivo non è distruggere Riley.

Vuole salvarla.

Ecco perché l’overthinking non nasce quasi mai dalla cattiveria verso sé stessi.
Nasce dalla paura.

La mente pensa:
“Se prevedo ogni possibilità, soffrirò meno.”

Ma la realtà è che nessun essere umano può controllare completamente la vita (leggi anche l’articolo sull’Ansia).

E allora il pensiero diventa una trappola.

Più cerchiamo sicurezza assoluta, più aumentano:

  • dubbi
  • confusione
  • insicurezza
  • stanchezza mentale

QUANDO IL SILENZIO FA PAURA

Viviamo in un’epoca piena di stimoli:
video, notifiche, social network, messaggi continui.

Il silenzio oggi spaventa.

Eppure è proprio nel silenzio che possiamo accorgerci di quanto siamo affollati dentro.

Molte persone che soffrono di overthinking fanno fatica a stare ferme:
devono fare,
guardare,
controllare,
riempire.

Perché fermarsi significa ascoltare.

E ascoltarsi non sempre è semplice.

OVERTHINKING E PAURA DEL GIUDIZIO

Uno dei motori più forti del pensiero eccessivo è la paura del giudizio.

“Avrò detto la cosa giusta?”
“Mi avranno frainteso?”
“Sto sbagliando tutto?”
“Cosa penseranno di me?”

Domande che sembrano innocue ma che, ripetute continuamente, possono trasformarsi in una gabbia mentale.

Il filosofo Søren Kierkegaard scriveva:

“L’ansia è il capogiro della libertà.”

Perché scegliere davvero chi essere implica inevitabilmente il rischio di non piacere a tutti.

E allora pensiamo.
Ripensiamo.
Analizziamo.
Nel tentativo di proteggerci dal rifiuto.

IL CORPO PARLA

L’overthinking non vive solo nella mente.

Vive nel corpo.

Nelle spalle rigide.
Nello stomaco chiuso.
Nel respiro corto.
Nella mandibola serrata.

Per questo alcune attività aiutano enormemente:

  • camminare nella natura
  • fare sport
  • scrivere
  • respirare lentamente
  • stare lontani dal telefono
  • dormire meglio

Il corpo ha bisogno di ricordare alla mente che non tutto è pericolo.

SMETTERE DI PENSARE TROPPO È POSSIBILE?

Forse il vero obiettivo non è smettere di pensare.

Forse è smettere di combattere continuamente contro sé stessi.

Esiste una grande differenza tra:

  • pensare

e

  • abitare ogni possibile catastrofe futura

L’overthinking ci convince che pensare di più porterà pace.

Ma spesso la pace arriva quando smettiamo di cercare il controllo assoluto.

Quando accettiamo che:

  • non possiamo prevedere tutto
  • non possiamo piacere a tutti
  • non possiamo evitare ogni dolore

E che, nonostante questo, possiamo vivere comunque.

DALL’OVERTHINKING ALLA FIDUCIA

Forse il contrario dell’overthinking non è la superficialità.

È la fiducia.

Fiducia nel fatto che potremo affrontare ciò che arriverà.
Fiducia nel nostro modo di reagire.
Fiducia nella possibilità di cadere senza distruggerci.

Perché pensare troppo spesso significa avere paura di vivere davvero.

E vivere davvero richiede una dose inevitabile di coraggio.

Un coraggio imperfetto.
Umano.
Fragile.

Ma reale.